Pubblicando questa lettera inviata presso la nostra sede da un nostro milite, la Croce Gialla di Chiaravalle augura a tutti liete festività e buon 2013.
Per alcuni questo è un luogo di lavoro, per altri un luogo di raccoglimento. Per altri ancora un luogo dove si aiutano le persone per farsi del bene, per altri un posto dove piangere o dove ridere, per i più veterani forse una casa. E forse chissà, quante persone hanno visto passare gli occhi dei più anziani, vederli sostare, rimanere, oppure andare via senza provare le vere emozioni che il nostro “lavoro” dà. Perché le nostre emozioni, non sono da tutti, proprio no. Poche persone sanno quanto le urla di un parente straziato possa chiuderti le orecchie, o di quanto le lacrime di un’anziana possano valere in un punto in cui si sa, non si può tornare indietro, ma solo andare avanti. Pochi sanno cosa vuol dire massaggiare il cuore, cercarne un contatto per dirgli, dai riparti. E pochi di conseguenza sanno cosa vuol dire sperare che riparta, fare i conti con freddo, con la fatica e con l’energia e la stanchezza del fine turno. Di quanto poi dopo trenta o forse più minuti alla fine non c’è nulla da fare, e lo devi lasciare andare via, senza ma e senza se. Perché quando si ha un contatto fisico con qualcuno, anche semplice e superfluo diventa personale alle volte. Ed è per questo che si creano associazioni come la nostra, per potersi confrontare, per poter parlare, per litigare, urlarsi addosso e poi chiarirsi, per darsi appoggio. Perché quando quel telefono squilla si corre alle volte. E non si corre da soli, si corre in squadra. Quelle squadre che alle volte funzionano bene. Quelle squadre composte da persone addestrate che chissà quante cose hanno già visto.
Squadre composte da giovani, da adulti, da voglia di fare e di altruismo, da passione. Perché quando uno poi entra dentro, non riesci ad uscirne facilmente. Quando entri perché dentro casa hai sentito urla, piatti rompersi per terra e botte. Quando hai subito violenza e hai perso fiducia nelle persone e non sai più che fare, un motivo per riscattarti ce l’hai. E lo senti che è giusto. Non si entra senza una motivazione valida. Non si entra perché la divisa è meravigliosa o per chi sa quali altri motivi futili, rozzi e senza senso. Si entra perché alle volte bisogna essere egoisti, perché alle volte non si sa dove sbattere la testa, e si entra perché se non si può aiutare se stessi, si aiuta gli altri. Si entra perché si pensa di essere soli, per conoscere persone nuove, per confrontarsi e per imparare. Perché imparare è bello, purtroppo anche a spese altrui. Questo posto mi piace. Mi piace ciò che facciamo. Mi piace pensare che quando porti un paziente a fare la dialisi, o forse una fisioterapia, una medicazione o una visita, alla fine ti ringrazia e a Natale ti porta il pandoro. Mi piace pensare che nell’istante in cui una persona è in difficoltà e non ha appoggio perché sta aspettando il figlio che torna dal lavoro, ci sei tu che puoi dargli sostegno. Un sostegno che spesso si dimentica perché così di breve tempo, ma che in quel momento vale a sostenere una persona, a non farla cadere a terra. Mi piace pensare al grazie di un paziente quando arrivi al pronto soccorso. Mi piace pensare l’interazione di più figure professionali per il bene di una persona qualsiasi, di cui non si fa distinzioni, di cui il colore della pelle non importa, di cui non importa il resoconto della sua vita e di cui non importa di quanto bene o male abbia fatto. Mi piace il fatto di fare favori ai “colleghi” di rendermi utile. Mi piace pensare che forse, se Dio sapesse di noi, starebbe al nostro fianco. Mi piace pensare queste cose durante l’anno e non quando arriva Natale, perché il Natale più di essere una festività non è.
Ringrazio le persone che danno il loro tempo per aiutare, perché l’aiuto è servito anche a me. Ringrazio le segretarie che magari alle volte ci rompono anche le palle per riempire un turno, ma che spesse volte il sorriso te lo mettono loro, perché cantano a squarciagola una canzone nella convinzione di essere intonate. ringrazio la formazione, che mi ha imparato cose nuove, che continuano ad insegnarci come in realtà si dovrebbe lavorare, che fanno riunioni su riunioni per noi, e ci fanno seguire corsi anche per noi stessi. Ringrazio la protezione civile, che in momenti brutti aiuta la popolazione, che ci invita a provare esperienze umanitarie che servono a crescere. Ringrazio il responsabile dei mezzi che urla mentre cambia la bombola dell’ossigeno che qualcuno si è dimenticato di chiudere. Ringrazio il gruppo ricreativo, che mi ha dato il calendario, che organizza le feste e che trova sempre il modo di coinvolgerci in attività spesso divertenti. Ringrazio i volontari che spesso ridono o scherzano, che prendono sul serio quello che fanno, che insegnano e che raccontano le loro esperienze, anche con un sorriso. Ringrazio la presidente che nonostante le difficoltà, ha la tenacia di mantenere in piedi tutto, di farci correre a destra e a sinistra, che crede ancora che almeno noi possiamo migliorare il mondo.
Sono felice di esservi entrata, di aver conosciuto gente nuova, di aver imparato e di imparare sempre di più. Perché mi sono migliorata e sono cresciuta, grazie al tempo, grazie a Dio e grazie a Voi.
Militessa della Croce Gialla di Chiaravalle
inserito il: 25 dicembre 2012.
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